La trattoria


ZI MINGO

Trattoria Zi Mingo, vecchio stabileSantarsiero Domenico, mio nonno, circa 40 anni fà, decise di aprire una piccola cantina nella periferia di Potenza. Situata nelle vicinanze della Fontana dell’Epitaffio, crocevia per Avigliano e Ruoti da una parte, Pietragalla e Rionero dall’altra.
Padre di due figlie, Angela Maria, mia madre e Carmelina, mia zia, dopo alcuni anni decise, con l’aiuto di Lorusso Angelo, marito di Carmelina, e di Greco Raffaele, marito di Angela Maria, di apportare qualche cambiamento. Così, spostandosi di qualche metro più sù, diede vita alla trattoria “Zi Mingo”. Il nome scaturisce semplicemente dal modo di chiamare affetuosamente  mio nonno, “Zi Mingo” appunto.

Forte dell’aiuto delle figlie, provò da subito a servire alcuni piatti semplici, come: uova fritte, soffritto di agnello, salame, provolone, pecorino ed altro.
Infatti, mia madre Angela Maria, soprannominata “La Rossa”, in virtù del colore dei suoi capelli, si mise ai fornelli e mia zia Carmelina, caratterialmente piu’ estroversa, lavorava in sala. Insieme hanno saputo prendere per la gola una miriade di persone, dal medico all’ingegnere, dall’ operaio al meccanico e cosi via.
Per diversi anni le due sorelle, con le rispettive famiglie, hanno portato avanti quello che era il sogno di mio nonno Zi Mingo, ossia, accogliere e servire la gente di Potenza e non solo. In tutto cio’ un ruolo importante è stato svolto dalla mia famiglia, anche perché le mie sorelle, più grandi di me, hanno iniziato a lavorare molto presto, contribuendo in modo sostanziale al mantenimento e alla crescita dell’attività.

In seguito è arrivata la decisione di mia madre e di mia zia di dividersi. Mentre mia madre, ha proseguito il lavoro nella trattoria, mia zia, cambiando genere, ha aperto un negozio di oggettistica per la casa, tuttora aperto e gestito da mio cugino Mimmo.
In cucina, dietro ai fornelli, c’era solitamente mia madre aiutata da mia sorella Mariagrazia, la più’ grande, mentre le altre due, Lucia e Ausilia avevano il compito di stare in sala, aiutate da mio padre, il quale, gestendo una macelleria, era disponibile solo dopo aver chiuso il negozio. Io invece, essendo piu’ piccolo, ho cominciato a lavorare dopo diversi
anni.

Il tempo è trascorso e tante persone non ci sono più, però si cerca ancora di dare la stessa semplicità alle cose che vengono cucinate. Ora abbiamo un altro staff: in cucina, oltre a mia sorella Mariagrazia, c’è il cuoco, Vito,  in sala con me ci sono Mario ed Antonella, mentre per le pulizie ci sono Angela e Daniela.
In questi anni diverse persone si sono alternate con noi in questa difficile impresa. Ho piacere nel ricordare la Sig.ra Angela, Giuseppe, Leonardo, Rosa, la quale, in modo saltuario, ci dà ancora una mano anche se è giunta la sospirata e meritata pensione.

Spesso torno indietro con la mente, a quando io e le mie sorelle con i nostri genitori e nostro nonno dormivamo nella stanza dove, di giorno, mia madre con l’aiuto di mia sorella Maria Grazia, cominciava presto a impastare la farina sul tompagno. Quando noi ci svegliavamo mia madre era già in cucina a preparare le brasciole da mettere nel sugo che precedentemente aveva messo sul fuoco in una pentola alta con olio e vari odori come da copione per tutte le mamme delle nostre case. La maggior parte delle volte ci svegliavamo non solo per i rumori della cucina ma anche per i profumi che ne arrivavano.

Essere ancora aperti dopo tanti anni e pensare all’idea di mio nonno mi rende orgoglioso di quello che faccio e spero di poter continuare e di riuscire a servire sempre i nostri clienti in modo onesto come la mia famiglia mi ha insegnato e di far sentire loro il calore di un ambiente familiare.

Michele Greco